La specie Arabica, caratteristiche e storia

La Coffea Arabica è una delle 90 specie di caffè esistenti, sicuramente tra le più importanti per l'economia umana, insieme alla Coffea Canephora (o Robusta) e alla Liberica. La Coffea Arabica è nata da una mutazione spontanea di razze preesistenti che hanno raddoppiato il numero di cromosomi nella cellula. Essa ha 44 cromosomi, esattamente il doppio della Robusta.

Le caratteristiche della pianta

Da questa mutazione spontanea, la specie Arabica ha assunto tutta una serie di specifiche caratteristiche. Prima di tutto, la pianta di questa specie è autogama, cioè può produrre semi vitali senza bisogno di impollinazione incrociata con altri individui. In secondo luogo, ha una chioma ampia ed alcune sue varietà (per esempio Bourbon) raggiungono l'altezza di 3 metri. La foglia è allungata e ha dimensioni inferiori rispetto alla Robusta. I frutti e i semi, infine, sono più allungati rispetto alla specie Robusta. Le dimensioni del seme, inoltre, sono molto variabili: in alcune varietà sono più piccoli, in altre invece sono molto grandi.

 

Arabica, la specie pioniera in Europa

Oggi il Paese riconosciuto come uno dei produttori di eccellenza del caffè della specie Arabica è la Colombia. La storia ci racconta che il caffè Arabica è stato anche il primo ad essere commercializzato in Europa a partire dalla sua diffusione, avvenuta verso la prima metà del 1600. Per i successivi tre secoli fu l’unica specie ad essere utilizzata, fino a quando, nel XX secolo, si iniziò a coltivare anche la specie Robusta.

 

Le qualità della bevanda

I chicchi ben selezionati della specie Arabica producono un caffè dolce e profumato, con leggera acidità, un aroma raffinato e un retrogusto di caramello. Il caffè Arabica, inoltre, contiene meno caffeina del Robusta: i valori tipici per il caffè tostato e macinato sono 1-1,5% per l'Arabica e 2-2,5% per il Robusta. Di conseguenza, la quantità di caffeina assunta con una tazzina di caffè puro Arabica è inferiore a 100 milligrammi.