L’opera dei pupi

L’opera dei pupi

Tra il gioco ed il lavoro il caffè e’ pausa, e’ condivisione, e’ scelta.

Osservo con attenzione e curiosità il lavoro di Eugenio Vanfiori.

Un giovane artista che immaginando un parco divertimenti dentro il quale muoversi da un padiglione ad un altro ci propone mese dopo mese l’anno che verrà.

Percepisco d’impatto “la vita”, movimento, racconto, musica (sembra di sentirla) una gioiosa confusione.

Maschere che nascondono i volti, che mettono in scena ogni giorno uno spettacolo che non sarà mai uguale a quello del giorno precedente, tutti insieme condividono la magia del parco divertimenti, quello did una volta oggi perduto e sostutuito da mostri meccanizzati, dove l’uomo, l’artista ha lasciato il campo agli effetti speciali, sempre più sofisticati.

Ma il mondo dei giostrai, del circo, dei giocolieri, degli artisti di strada, ritorna dall’oblio nei lavori di Vanfiori, un artista che in quel mondo è cresciuto, con lui rivvive la cultura e l’amore che lo caratterizza, lo stesso che oggi ritorna prepotente nelle performance degli artisti di strada che si esibiscono nelle piazze ed attraggono i passanti.

Il tratto è deciso, anche erudito nelle citazioni picassiane, si rivolge ad un mondo bambino, all’adulto che cerca se stesso bambino nell’ullusorio attimo illuminato dai riflettori puntati sul lunapark.

Rivivo l’emozione di quando bambina anch’io insieme a mio fratello, di riotrno dal mare, torturavo mio prade affinchè si fermasse al Baby Park, uno dei luoghi storici di messina di proprietà della famiglia Vanfiori.

In quello spazio vitale il richiamo al caffè è proprio coerente, si coniuga perfettamente con l’espreinza che giorno dopo giorno si consuma.

La moka e la tazzina non sono incluse giocoforza nel contesto narrativo ma ne fanno parte di diritto come elementi di un insieme fatto di gioco ma anche di lavoro e tra il gioco ed il lavoro il caffè e’ pausa ,e’ condivisione ,e’ scelta.

I personaggi sono senza tempo, in una memoria popolata da pupazzi e dentro il palinsesto l’artista disegna i luoghi che sottolineano la nostra identità, le radici e la cultura locale.

Il colore leggero, liquido, a volte etereo include tutti i quadri e li uniforma in un languido percorso dove non è favola, e’ sogno.

Giovanna Fama’

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