Kopi Joss, il caffè indonesiano...al carbone 

Caffè e territorio

C'è un luogo lontano nel quale il caffè si beve con il fuoco. Letteralmente. Una specialità nata per caso e successivamente diventata una tradizione, un rito che incuriosisce e appassiona. Il luogo in questione è Yogyakarta, capitale dell'omonima regione situata nella parte centro-meridionale dell'isola di Giava, in Indonesia. Lì, negli anni Sessanta del secolo scorso, un uomo inventò una bevanda, chiamata Kopi Joss e nata dall'incontro tra il caffè e il carbone incandescente. Un mix insolito, strano anche solo a pensarsi, eppure assolutamente reale e, a quanto pare, dal sapore gradevole, seppur particolare. 

Alle origini del Kopi Joss: due versioni

La storia di questo rito comincia, come detto, negli anni Sessanta, per mano di un venditore ambulante chiamato Lik Man (o Lek Man). Egli aveva il suo angkringan, ossia un chiosco o carretto di street food tipico dell'isola di Giava. Data la vicinanza con la stazione di Tugu, dal suo bar ambulante passavano molte persone provenienti dalla zona orientale dell'isola. Si racconta che, un giorno, un cliente gli avesse chiesto un Kopi Klotok (o Kopi Klothok), una preparazione tipica della Giava orientale, che si prepara facendo bollire insieme caffè, zucchero e acqua. Secondo questa narrazione, l'ambulante non conosceva questa bevanda e, allora, decise di improvvisare, prendendo un carbone dal braciere con cui scaldava l'acqua e gettandolo nel caffè. L'esperimento funzionò. Un'altra versione, invece, vuole che Lik Man soffrisse di mal di stomaco e avesse scoperto che il carbone nel caffè aveva proprietà digestive. In entrambi i casi, il risultato piacque così tanto che, da esperimento personale, divenne un rito apprezzato e diffuso. Il nome "Joss”, peraltro, è onomatopeico: è infatti il suono — joss! — che il carbone rovente produce quando tocca il caffè.

Il rito del Kopi Joss

Oggi, a Yogyakarta, nei vicoli attorno alla stazione ferroviaria di Tugu, quando cala la sera, i venditori ambulanti accendono i bracieri e iniziano a preparare il Kopi Joss. Il rito, infatti, è rimasto immutato. Si parte da un caffè "tubruk", il metodo giavanese più semplice: caffè macinato grosso e zucchero direttamente nel bicchiere, acqua bollente versata sopra, senza filtrare. Poi arriva il momento clou: con delle pinze il venditore preleva un pezzo di carbone di legna dura dal braciere, lo soffia per rimuovere la cenere e lo immerge, ancora incandescente, nel bicchiere. Il liquido ribolle per qualche secondo con un crepitio intenso, mentre una nuvola di vapore si alza dal bicchiere. Dopo un minuto, il carbone viene rimosso e il caffè è pronto. Prima ancora che una bevanda con precise caratteristiche, il Kopi Joss è uno spettacolo, un'esperienza unica.

Le caratteristiche della bevanda

Il sapore sorprende chi se lo aspetta bruciato o amaro. Il carbone, infatti, neutralizza l'acidità del caffè e restituisce una bevanda sorprendentemente morbida, con note di caramello e un leggero sentore affumicato. Secondo la tradizione popolare, il carbone assorbirebbe anche parte della caffeina e delle tossine, rendendo il Kopi Joss più digeribile e adatto a chi soffre di acidità di stomaco. La scienza è cauta, ma la credenza è radicata e contribuisce al fascino del rito. 

Un rito popolare

Il Kopi Joss si consuma ancora negli angkringan, le bancarelle di strada, seduti su panche di legno, illuminati dalla luce fioca delle lampade a cherosene e circondati dal chiacchiericcio della sera. L'ora di punta è tra le otto e le undici di sera. Si ordina, di solito, al termine di un pasto, insieme a piccole porzioni di riso al vapore o a spiedini di carne cotti alla brace. Il prezzo è irrisorio: l'equivalente di venti centesimi di euro. Eppure questo caffè umile e spettacolare è diventato uno dei simboli di Yogyakarta, al punto che oggi nessun viaggiatore considera completo un viaggio a Giava senza essersi fermato, almeno una sera, davanti al banco di un angkringan a guardare il carbone che sfrigola nel bicchiere.

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